INDENNITA’ DI MATERNITA’ SOLO PER LE COLLEGHE: COSI’ LA CASSAZIONE LAVORO SULLA PRETESA DI UN PAPA’ AVVOCATO

La Sezione Lavoro della Suprema Corte (Cass., sez. lav., 2 maggio 2016, n. 8594) ha respinto il ricorso di un avvocato-papà nei confronti di Cassa forense, dove veniva lamentata la mancata corresponsione a beneficio del professionista dell’indennità di maternità in luogo della moglie.

L’indennità, secondo la Corte, è infatti finalizzata alla protezione della salute della donna che partorisce (e non solo dei figli) e, dunque, l’ugualianza tra i genitori può riguardare solo istituti dove l’interesse del minore ha carattere assoluto o preminente e dove le posizioni di mamma e papà sono del tutto fungibili; nessuna portata autoapplicativa deve riconoscersi alla sentenza della Corte cost. n. 385/2015, dove il diniego del beneficio al padre era sembrato discriminatorio, rimandandosi a futuri interventi legislativi (in concreto ancora assenti) l’individuazione di meccanismi attuativi del precetto della Corte.

 

IL MINISTERO FISSA I REQUISITI PER VERIFICARE L’ESERCIZIO EFFETTIVO DELLA PROFESSIONE FORENSE

In data 7.4.2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Decreto del Ministro della Giustizia 25 febbraio 2016, n. 47 ovvero il regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione forense (previsto dagli artt. 1 co. 3 e 21 co. 1 della legge di riforma professionale n. 247 del 2012).

I requisiti che dovranno possedere congiuntamente i professionisti che vogliono continuare ad esercitare ila professione forense per comprovarne l’esercizio “effettivo, continuativo, abituale e prevalente”, sono i seguenti:

  1. essere titolare di una partita Iva attiva o far parte di una società o associazione professionale che sia titolare di partita Iva attiva;
  2. avere l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica, destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società o associazione di studio con altri colleghi, o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati;
  3. aver trattato almeno cinque affari l’anno (sia attività giudiziale che stragiudiziale), anche se l’incarico è stato conferito non dalla parte assistita direttamente, ma da altro professionista;
  4. essere titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al COA d’appartenenza;
  5. aver assolto gli obblighi di aggiornamento professionale (cfr. art. 11 L. 247/2012);
  6. aver stipulato una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione (cfr. art. 12 co. 1 L. 247/2012).

Il professionista potrà (auto)certificare il possesso dei requisiti secondo la vigente normativa in tema di dichiarazioni sostitutive di certificazioni (artt. 46 e 47 DPR 445/2000, TU disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).

Con ulteriore regolamento il Ministero stabilità le modalità con le quali i COA individueranno con sistemi automatici le dichiarazioni da contrallare “a campione”.

I COA eseguiranno la verifica della presenza di tutti i requisiti ogni tre anni per tutti gli avvocati iscritti all’albo (fatta eccezione per chi è iscritto da meno di cinque anni).
Laddove il COA accerti la mancanza dell’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione (previo invito all’avvocato a presentare eventuali osservazioni ed eventualmente ad essere ascoltato personalmente) sarà disposta la cancellazione dall’albo, salvo che l’avvocato dimostri la sussistenza di “giustificati motivi oggettivi o soggettivi”.
L’avvocato cancellato può essere nuovamente iscritto all’albo se dimostra di (ri)avere acquisito i requisiti necessari di cui alle lettere a), b), d) e f). Se invece l’avvocato è stato cancellato per l’assenza dei requisiti sub c) e e) prima della iscrizione dovranno decorrere almeno 12 mesi.

Per saperne di più leggi il testo integrale del DM, cliccando qui: DM VERIFICA ESERCIZIO EFFETTIVO

 

IL COA ROMA SULLE ULTIME INIZIATIVE DEL CNF: GETTONI PRESENZA E “IL DUBBIO”.

Sono pubblicate sul sito istituzionale del COA capitolino le delibere

  • del 18.2.2016 sull’incontro con il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Andrea Mascherin) e
  • del 10.3.2016 sulla richiesta da parte del CNF di referenti per la comunicazione con i COA in relazione all’iniziativa editoriale del quotidiano “Il Dubbio”.

Chiunque può leggere i vari interventi dei Consiglieri e, in particolare la chiara posizione assunta dal COA all’esito dell’adunanza del 10.3.2016:

“Il Consiglio, confermando tutte le perplessità già manifestate nell’incontro con il Presidente del CNF Avv. Mascherin, ritiene allo stato di NON designare alcun rappresentante dell’Ordine di Roma per la collaborazione richiesta con il quotidiano Il Dubbio.
Invita il CNF a sottoporre al prossimo Congresso Nazionale Forense che si svolgerà a Rimini ogni decisione in merito all’iniziativa editoriale.
Ribadisce, altresì, la CONTRARIETA’ al riconoscimento per i Consiglieri Nazionali Forensi di compensi e gettoni di presenza”.

Basta populismo, demagogia, falsità e disinformazione: sopratutto da parte di chi ha partecipato al dibattito ed ha pure contribuito all’adozione delle delibere o da parte chi, non rappresentando nulla e nessuno, intasa la posta elettronica e i social forum con comunicazioni sgrammaticate.

Per prendere visione integrale delle delibere CLICCA QUI.