LA BOZZA DEL NUOVO REGOLAMENTO SUL TITOLO DI AVVOCATO SPECIALISTA E’ PEGGIORE RISPETTO AI PRECEDENTI TENTATIVI GIA’ OGGETTO DI ANNULLAMENTO DA PARTE DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI.

Prosegue il tormentato percorso per dare attuazione alla previsione della nuova legge professionale (art. 9 L. 247/2012) che ha introdotto il titolo da avvocato specialista.

La bozza del nuovo regolamento è addirittura peggiore del testo precedente:

  • affianco ai “settori di specializzazione” sono stati coniati “gli indirizzi” per i settori del diritto civile, penale ed amministrativo invero non previsti dal legislatore,
  • restano irrazionali e caotici i criteri utilizzati per la scelta dei vari settori ed indirizzi,
  • rimane il colloquio orale anche per comprovare l’esperienza non previsto da legislatore,
  • è stata introdotta una disposizione transitoria che fa salvi i corsi abusivi di specializzazione venduti (sopratutto ai giovani) negli ultimi cinque anni allorquando il titolo non era ancora disciplinato.

Per leggere il testo della bozza del regolamento clicca qui su: Schema DM recante modifiche al DM 144-2015 (Disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista).

Il precedente regolamento ministeriale dichiarato illegittimo dai giudici amministrativi.

Ricordiamo, peraltro, che il Consiglio di Stato aveva posto finalmente la parola fine alla disputa sulla legittimità del “vecchio” regolamento ministeriale sul titolo di avvocato specialista (per leggere il testo integrale del regolamento clicca qui su DM specializzazioni 144/2015 e per leggere la sentenza d’appello clicca qui su sentenza appello specializzazioni ), confermando le sentenze del TAR romano (per leggerle clicca qui su sentenza TAR COA di RM, NA e PA e su sentenza TAR per OUA ) e addirittura accogliendo in parte l’appello incidentale dei COA di Roma, Napoli e Palermo.

Dunque, secondo il TAR capitolino il regolamento ministeriale era illegittimo, perché:

  • la previsione della suddivisione dei settori di specializzazione (art. 3 del DM) era intrisecamente irragiovevole e arbitraria e illogicamente omissiva di discipline giuridiche oggetto di codificazione o oggetto di giurisdizioni dedicate;
  • la previsione del colloquio orale finale (art. 6 co. 4 del DM) dinanzi al CNF per i casi di comprovata esperienza era intrinsecamente irragionevole per genericità.

Secondo il Consiglio di Stato il regolamento era illegittimo anche perché:

  • era illegittima la previsione di un numero massimo di specializzazioni (quale illegittimità conseguente alla irragionevolezza della suddivisione delle materie che individua ambiti e settori affini),
  • era illegittima la previsione di una “nuova” sanzione disciplinare fissata nel regolamento (art. 2 co. 3 del DM), perché la legge di riforma professionale (art. 3 co. 3 L. 247/2012) rinvia al solo codice deontologico per l’individuazione dei fatti di rilievo disciplinare e, dunque, la disposizione del regolamento è illegittima se vuole ampliare l’ambito di fattispecie rilevanti ed è superflua e illogica, se non addirittura perplessa, se intende riportarsi alle previsioni del codice deontologico specificandole.

Il primo regolamento del CNF del settembre 2010 addirittura nullo secondo il TAR capitolino.

Anche il primo regolamento del CNF sul titolo di avvocato specialista del settembre 2010 era stato dichiarato addirittura nullo dal TAR capitolino (per leggere la sentenza clicca qui su  sentenza TAR Galletti) su ricorso dell’Organismo unitario dell’Avvocatura e di alcuni colleghi romani.

La posizione del nuovo Ministro Bonafede.

Confidiamo nel fatto che il neo Ministro vorrà rivedere il testo del regolamento, confrontandosi con l’Avvocatura nelle sue varie componenti istituzionali ed associative, anziché fidarsi soltanto dei pochi magistrati che occupano i gangli vitali dell’Amministrazione della Giustizia e pretendono di disciplinare anche l’esercizio della professione forense negli anni che verranno in modo che sino ad oggi è stato ritenuto evidentemente illegittimo dai giudici amministrativi e che prevedibilmente lo sarà ancora alla luce della bozza del “nuovo” regolamento che perpetua profili d’illegittimità già censurati e ne aggiunge nuovi e più rilevanti.

Ringrazio personalmente i colleghi che mi hanno pazientemente seguito in questa battaglia politica – forense per la dignità della nostra professione che non può essere svilita (anche) da interventi normativi illogici ed irrazionali.

FINALMENTE IN GU IL NUOVO “DECRETO PARAMETRI” PER I NOSTRI COMPENSI

Giovedì 26 aprile è stato finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del Ministro della Giustizia 8 marzo 2018, n. 37, “Regolamento recante modifiche al decreto 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247″.

Leggi qui il testo integrale cliccando qui su PARAMETRI 2018.

Per i per i compensi in sede giudiziale e stragiudiziale è stato previsto che il giudice non possa operare riduzioni inferiori al 50%; è stato introdotto un aumento dei compensi del 30% per la redazione degli atti con modalità telematiche particolari che consentano la ricerca testuale e la navigazione; sono stati previsti aumenti per la difesa di più assistiti con  la stessa posizione processuale e nei giudizi amministrativi per la proposizione di motivi aggiunti.

Per gli arbitrati i compensi previsti nella tabella si applicano finalmente a beneficio di ogni arbitro (non più dell’intero collegio).

Per il penale è stata introdotta la valutazione del “numero degli atti da esaminare”, oltre ai criteri già previsti.

Sono stati fissati opportunamente nuovi parametri per i procedimenti di mediazione e negoziazione assistita (distinti in tre fasi: attivazione, negoziazione e conciliazione).

Per i giudizi amministrativi d’appello al Consiglio di Stato: è stata sostituita la tabella dei compensi con incrementi significativi per la fase decisionale.

 

Un provvedimento atteso che abbiamo fortemente voluto e sostenuto col nostro impegno nella politica forense e che certamente miglioreremo in futuro assieme a tutti i candidati impegnati nella nostra #listagalletti per il Congresso che sarà possibile votare a Roma dal 19 al 21 giugno.

EQUO COMPENSO ED ANTITRUST

La posizione dell’Antitrust contro l’introduzione del c.d. equo compenso mi pare davvero inquietante visto che ignora le recenti decisioni:

•Corte di Giustizia UE, sez. I, 08/12/2016, cause riunite C-532/15 e C-538/15.
•Corte di Giustizia UE, sez. I, 23/11/2017, cause riunite C-427/16 e C-428/16.

In entrambe è stato chiaramente affermato il principio che addirittura le tariffe minime sono legittime, laddove sia una legge nazionale a fissarle nel rispetto dei criteri di interesse pubblico e purché i poteri pubblici non deleghino le loro prerogative di fissazione delle tariffe ad operatori economici privati.

In definitiva, erano perfettamente legittime pure le nostre “vecchie” tariffe che pure sono state frettolosamente archiviate a partire dal 2006 proprio su input dell’Antitrust.

Probabilmente occorre meditare approfonditamente sul ruolo oramai assunto dalle Autority nel nostro ordinamento, dove oramai sembrano addirittura dettare la linea ad una politica sempre più debole.

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