INDENNITA’ DI MATERNITA’ SOLO PER LE COLLEGHE: COSI’ LA CASSAZIONE LAVORO SULLA PRETESA DI UN PAPA’ AVVOCATO

La Sezione Lavoro della Suprema Corte (Cass., sez. lav., 2 maggio 2016, n. 8594) ha respinto il ricorso di un avvocato-papà nei confronti di Cassa forense, dove veniva lamentata la mancata corresponsione a beneficio del professionista dell’indennità di maternità in luogo della moglie.

L’indennità, secondo la Corte, è infatti finalizzata alla protezione della salute della donna che partorisce (e non solo dei figli) e, dunque, l’ugualianza tra i genitori può riguardare solo istituti dove l’interesse del minore ha carattere assoluto o preminente e dove le posizioni di mamma e papà sono del tutto fungibili; nessuna portata autoapplicativa deve riconoscersi alla sentenza della Corte cost. n. 385/2015, dove il diniego del beneficio al padre era sembrato discriminatorio, rimandandosi a futuri interventi legislativi (in concreto ancora assenti) l’individuazione di meccanismi attuativi del precetto della Corte.

 

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